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5 Febbraio 2004
Conferenza regionale sull’esclusione sociale.
Martini: “Estendere il reddito minimo di inserimento a tutta la regione”.

Conferenza regionale sull’esclusione sociale Oltre 200mila persone, quasi 6 famiglie su 100: una città grande quanto Prato fatta di soli poveri, anche se non estremi. Per contrastare la povertà la Toscana ha sperimentato dal 1998 a Massa Carrara, fin quando nel 2002 il governo non ha deciso di cancellare i finanziamenti, il reddito minimo di inserimento. “Un percorso di assistenza attiva – lo ha definito il presidente della Toscana Claudio Martini, nel suo intervento di stamani alla conferenza regionale sull’esclusione sociale in corso a Prato – E quel progetto vorremmo estendere ora al resto della regione”. “Abbiamo commissionato uno studio per verificarne la fattibilità – spiega - A giugno avremo i risultati e potremo valutare questa possibilità, nonostante l’atteggiamento negativo del governo nazionale che ha cancellato i finanziamenti”. A Massa Carrara, che negli anni scorsi era la provincia con il maggior tasso di povertà dovuto alla crisi delle industrie locali, sono state 2448 nel momento di maggior impegno le sperimentazioni di reddito minimo di inserimento avviate. A dicembre, quando il progetto è stato chiuso, erano 721 le persone ancora da seguire, con circa mille e settecento persone che sono dunque uscite dal tunnel delle nuove povertà. Dal 1998 al 2003 sono stati spesi poco meno di 12 milioni e mezzo di euro.

“Per ogni persona – spiega il presidente Martini - è stato studiato un progetto individuale in modo da motivare e aiutare il singolo a superare le difficoltà, fino al completo reinserimento. C’è chi si è impegnato a seguire corsi di formazione, chi a prendere la terza media o seguire comunque un corso di alfabetizzazione, chi ha avuto una borsa lavoro o si è impegnato a recarsi regolamente dallo psicologo o in centri sanitari per uscire dal tunnel dell’alcolismo. Qualcosa di ben diverso dall’assistenzialismo che sta dietro al reddito di ultima istanza allo studio adesso del governo”. Il reddito minimo di inserimento non è comunque l’unico strumento per contrastare la povertà messo in atto in Toscana. “La povertà è tornata all’ordine del giorno - ha detto il presidente Claudio Martini - Accanto alla povertà che affligge i paesi dell’Asia, Africa e America del Sud, è in aumento anche nel nostro paese e nella nostra regione. Ci sono anche nuove povertà che sono figlie del nostro tempo: la solitudine soprattutto degli anziani, la discriminazione razziale, culturale e sessuale legate al fenomeno dell’immigrazione. La Toscana è terra comunque di solidarietà”. “In Toscana - ha proseguito Martini - siamo impegnati a garantire a tutti i cittadini il diritto all''inclusione sociale. La strada scelta è quella di offrire ad ognuno le opportunità necessarie per sviluppare le proprie capacità, conquistare autonomia e libertà in modo da riuscire a far fronte ai propri bisogni lungo tutto il ciclo di vita”. Tra i più a rischio ed esposti a cadere in situazioni di marginalità gli anziani che vivono da soli, i disoccupati di lunga durata e senza specializzazione (soprattutto se over 50), le famiglie che vivono in affitto e che rischiano il doppio rispetto a coloro che hanno una casa di proprietà. Infine i nuclei familiari che hanno come persona di riferimento una donna. (rf/wf)

Fonte La Newsletter di Claudio Martini


 


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