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Cos'è la Convenzione
E' stato il
Consiglio Europeo di Laeken, il 15 dicembre 2001, a
decidere di istituire la Convenzione, con l'obiettivo
di disegnare la struttura dell'Unione Europea soprattutto
in vista del suo allargamento ai paesi candidati.
La Convenzione dovrà
studiare una nuova ripartizione di competenze e di poteri
tra l'Unione ed i Paesi membri, definire un nuovo ruolo
del Parlamento europeo e dei suoi rapporti con i parlamenti
nazionali, proporre una semplificazione dei Trattati
su cui si fonda l'Unione, e definire lo status della
Carta dei diritti fondamentali dei cittadini dell'Unione
europea, solennemente proclamata nel corso del Vertice
di Nizza del dicembre 2000.
La Convenzione è
composta da una Presidenza (un Presidente, il francese
Valéry Giscard d'Estaing, e due Vicepresidenti:
l'italiano Giuliano Amato ed il belga Jean Luc Dehaene);
15 membri designati dai governi dell'Unione; 30 dai
Parlamenti nazionali; 16 dal Parlamento europeo; 2 dalla
Commissione europea.
Anche i 13 paesi
candidati parteciperanno ai lavori della Convenzione,
rappresentati con gli stessi criteri degli Stati membri
(uno designato da ciascun governo e due per i rispettivi
parlamenti) ma non avranno diritto di voto.
Parteciperanno anche,
in qualità di osservatori, 6 membri designati
dal Comitato delle Regioni, 3 dal Comitato economico
e sociale, 3 dalle parti sociali, ed infine il Mediatore
europeo.
In totale, quindi,
la Convenzione è composta da 105 membri, 13 osservatori
ed un centinaio di membri supplenti.
Anche le rappresentanze
della società civile (parti sociali, settore
privato ed ONG, mondo accademico
.) saranno in
qualche modo associate ai lavori della Convenzione,
esse potranno essere ascoltate e consultate anche tramite
forum pubblici di discussione.
Gli italiani impegnati
a pieno titolo nella Convenzione, oltre a Giuliano Amato,
sono: Gianfranco Fini per il governo, Marco Follini
e Lamberto Dini per il parlamento, Cristiana Moscardini
e Antonio Tafani per l'europarlamento, Claudio Martini
per il Comitato delle Regioni ed Emilio Gabaglio per
la Confederazione europea dei sindacati.
La Convenzione non
è un organismo con poteri decisionali, ma presenterà
un su primo rapporto al Vertice di Siviglia previsto
per il giugno 2002, nonché un rapporto definitivo
alla Conferenza intergovernativa di Atene del giugno
2003. Su tutte le questioni su cui la Convenzione non
sarà in grado di raggiungere una posizione comune,
saranno presentate le diverse opzioni emerse nel corso
dei dibattiti.
La Convenzione terrà
i suoi lavori -che saranno pubblici- a Bruxelles, e
le riunioni plenarie previste sono 20.
Sono oltre 60 i
punti -le vere e proprie domande- che il Vertice di
Laeken ha consegnato alla Convenzione. Le risposte dovranno
indicare quale strada imboccare per rispondere al problema
dei problemi: quale futuro per quale Europa ?
La scelta di adottare
il metodo aperto da parte della Convenzione punta a
spostare il più possibile 'verso il basso' il
livello di decisione politica.
"Non è possibile -si è sfogato Romano
Prodi al termine del vertice di Nizza- che il futuro
dell'Europa dipenda da riunioni di capi di Stato esausti,
che prendono decisioni cruciali nel cuore della notte."
I quattro punti chiave su cui si incardinano i circa
sessanta quesiti di Laeken e che impegneranno la Convenzione,
si possono schematicamente indicare così:
1. La divisione
di competenze e di poteri tra la UE ed i Paesi membri
2. La semplificazione dei Trattati su cui poggia l'Unione
3. Lo statuto della Carta dei diritti fondamentali
4. Il ruolo del Parlamento europeo e di quelli nazionali
nella futura struttura istituzionale dell'Europa
Ma cerchiamo di
vedere più in dettaglio le questioni ed i nodi
che la Convenzione sarà chiamata a sciogliere.
Le competenze
nell'Unione.
Il primo grappolo
di questioni sta nel 'chi fa cosa'. Quali dovranno essere
le competenze esclusive dell'Unione, quelle proprie
degli Stati membri e quelle condivise ?
In che modo applicare
al meglio il principio di sussidiarietà: cioè
quali sono i livelli ai quali le diverse competenze
possono essere attuate più efficacemente?
La nuova ripartizione
delle competenze dovrà essere chiara e trasparente
per i cittadini e rispondere alle loro aspettative.
Cosa è opportuno che sia attribuito all'Unione
e cosa agli Stati membri, anche in materie importanti
come la difesa, la politica estera, la cooperazione
nella giustizia.
Come rafforzare
la cooperazione economica e coordinare più efficacemente
le misure contro l'esclusione sociale e quelle per la
salute, l'ambiente, la sicurezza alimentare? Occorre
lasciare la gestione e l'esecuzione delle misure comunitarie
solo agli Stati membri? O è preferibile che le
competenze degli Stati siano ridefinite per favorire
un più efficace livello di governo su scala macro-regionale?
Più democrazia
nell'Unione
Obiettivo centrale:
rafforzare la legittimità democratica dell'Unione.
A questo puntano le domande che riguardano le istituzioni
comunitarie, i parlamenti nazionali ed i meccanismi
decisionali.
Ad esempio, per
quanto riguarda l'Unione europea: come accrescere la
legittimità e la trasparenza delle istituzioni
comunitarie? Come rafforzare l'efficienza della Commissione?
Chi dovrà eleggere il presidente della Commissione:
il Consiglio, il Parlamento o direttamente i cittadini?
Vanno aumentati
i poteri del Parlamento europeo e vanno riviste le modalità
di elezione dei suoi membri? Va rafforzato il ruolo
del Consiglio? E come si può garantire il controllo
reciproco tra le istituzioni?
E per i Parlamenti
nazionali, devono essere rappresentati in una nuova
istituzione che affianchi Consiglio e Parlamento europeo?
Devono avere un ruolo nei settori non di competenza
del Parlamento europeo? Deve toccare a loro verificare
preliminarmente che venga rispettato il principio di
sussidiarietà?
Sui meccanismi decisionali.
Come garantire l'efficienza e l'efficacia del funzionamento
delle istituzioni europee con un'Unione che potrebbe
arrivare a una trentina di Stati membri? Devono essere
estese le decisioni per le quali sia prevista la maggioranza
qualificata? Deve rimanere invariato oppure deve essere
modificato il sistema dei semestri di presidenza? Come
dare più coerenza alla politica estera comune,
e come far rappresentare l'Unione nei consessi internazionali?
Semplificare
gli strumenti.
Il processo di unificazione
e le modifiche dei Trattati hanno portato ad un proliferare
degli strumenti e degli orientamenti, che devono quindi
essere circoscritti e ridotti.
In particolare:
occorre distinguere tra misure legislative e di attuazione?
E' utile ridurre il numero di strumenti legislativi:
norme direttamente applicabili, legislazione-quadro
e strumenti non vincolanti? E' auspicabile un maggior
ricorso alla legislazione-quadro, per lasciare maggior
autonomia agli Stati membri nel conseguimento degli
obiettivi? Per quali materie il coordinamento aperto
ed il mutuo riconoscimento sono gli strumenti più
adatti? Quanto deve valere il principio di proporzionalità?
Verso una Costituzione
europea
La domanda centrale,
in questo capitolo, è quale testo dovrà
sostituire i Trattati oggi in vigore? Va rivista la
distinzione tra Unione e Comunità? E la suddivisione
in tre pilastri? Va istituito un Trattato di base ed
altre disposizioni da esso distinte?
La Carta dei diritti
fondamentali va inserita nel trattato di base? Quali
dovrebbero essere gli elementi essenziali di questa
legge fondamentale: i valori che l'Unione promuove,
i diritti ed i doveri fondamentali dei cittadini, i
rapporti tra i Paesi membri all'interno dell'Unione?
Si tratta
di quesiti decisivi, come si vede, e dalle risposte
che ad essi saranno date si scioglieranno almeno alcuni
dei nodi relativi al futuro dell'Unione Europea.
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